LA TELENOVELA Viadotto Ritiro e nuovo svincolo, in sintesi: "Noi speriamo che ce la caviamo"

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LA TELENOVELA
Viadotto Ritiro e nuovo svincolo, in sintesi: "Noi speriamo che ce la caviamo"
 
 
  
 
Il destino del Viadotto Ritiro e del nuovo svincolo di Giostra camminano insieme e nell'isola dei paradossi la soluzione c'è ma non ci sono le risorse. In ogni caso, comunque vada, il rischio della chiusura del viadotto per due anni c'è, così come quello che nel frattempo il traffico della Messina-Palermo venga dirottato sulla strada statale. E' quanto emerso dall'incontro che ha visto tutti i protagonisti della saga insieme, organizzato dai Dr.
 
La buona notizia è che il viadotto non è crollato. Finora. Nonostante due anni di inerzia, incapacità di dare risposte e nonostante la presenza costante, per ore ed ore, per giorni e giorni e per mesi, di migliaia di auto immobili sulla stessa corsia unica, imbottigliate lì per sfidare la sorte, le leggi della fisica e della statistica.

La cattiva notizia è che nonostante la buona volontà dei Democratici riformisti, “capeggiati” da Beppe Picciolo che è riuscito nell’impresa titanica di mettere finalmente insieme tutti i protagonisti della “farsa viadotto Ritiro”, i disagi continueranno almeno, nella migliore delle ipotesi e con il più sfrenato ottimismo per tutto il 2014 e per metà del 2015. Successivamente è probabile che grazie ad un bypass il viadotto resterà chiuso per altri due anni per i lavori di messa in sicurezza e quindi affronteremo altri 24 mesi di disagi, ma di genere diverso rispetto a questi. Quindi cambieremo tipologia di disagi e di lamentele. Ma ripetiamo, questa è solo la migliore delle ipotesi, perché, in base a quanto abbiamo visto finora, è più che probabile che per almeno un anno finiremo con il dover utilizzare la strada statale da Ortoliuzzo a Messina che quanto a pericolo e a “vecchiaia” se la gioca con quella che fece San Paolo a Damasco.

Sono state due ore surreali quelle del dibattito che si è tenuto a Palazzo Zanca, organizzato dai Democratici Riformisti che sono però riusciti nell’obiettivo di far parlare Cas, Protezione civile, Anas, Comune, Genio civile nonché direttori dei lavori, ingegneri, dirigenti, addetti ai lavori e politici. E non è un risultato da poco, visto che dopo che l’ingegnere capo del genio civile Gaetano Sciacca, ha rinnovato l’allarme sullo stato di pericolo e di rischio crollo del viadotto Ritiro, richiamando lo studio dell’Università che è proprio all’origine della corsia unica, i rappresentanti di Anas, Cas e Protezione civile, lo hanno guardato come se fosse un marziano, perché loro, quello studio non l’hanno letto. Insomma, sembrava di essere tornati indietro nel tempo a due anni fa, quando è iniziata latelenovela dello svincolo di Giostra e del giunto più bello del mondo, quello che solo noi potevamo scegliere, un giunto talmente raro che pare vi sia un pool di esperti in giro per il globo alla ricerca di eventuali pezzi di ricambio. Poiché i lettori di Tempostrettoconoscono bene, anche per testimonianza diretta, il calvario della Messina-Palermo, nel tratto Villafranca-Boccetta, non li tedierò con il resoconto del dibattito, a tratti molto teso, soprattutto quando si è scoperto che dopo due anni stavamo tornando a discutere di nuovo le premesse. Farò la sintesi di quanto potrebbe accadere nei prossimi mesi. Ovviamente l’assunto è che le file continueranno, quindi non cercate tra queste righe il miracolo perché non lo troverete. L’unico miracolo riuscito a Picciolo e ai Dr è fare parlare i vertici delle istituzioni interessate, che già da lunedì si incontreranno. Ed è già tanto.

L’amministrazione comunale, come spiegato dall’assessore De Cola che la sua parte l’ha fatta e l’ha fatta nei tempi giusti, ha pronto il progetto per la realizzazione del by pass poggiato su terrapieno con lo svincolo, soluzione questa che potrebbe servire anche da “via di fuga” per il viadotto e, soprattutto, da svincolo durante i lavori di messa in sicurezza. Soltanto dopo si potrebbe procedere con l’apposizione del giunto ed alla soluzione ufficiale, ma è probabile a questo punto che una soluzione normale e rapida diventi quella definitiva. I lavori potrebbero durare sei sette mesi ed essere eseguiti dalla Ricciardello,che è pronta a fissare anche ritmi europei ai cantieri.

“Noi siamo a disposizione per tutto- ha chiarito De Cola- e se riusciamo ad avviare l’iter subito in sette mesi saremo pronti con il by pass”. C’è solo un dettaglio, il Comune non ha le risorse e se si dovesse affidare il progetto ad un soggetto terzo il rischio è che dovrà bandire una nuova gara d’appalto e quindi dovremmo aggiungere a questi sette mesi quelli necessari per il bando, con annessi e connessi, quindi ricorsi etc etc. (vedi articolo a parte).

La Protezione civile, come spiegato dal dirigente regionale Calogero Foti “non ha la possibilità di mettere da subito le risorse, a meno che non vengano inserite nei finanziamenti 2014-2020, ma cercheremo di trovare insieme una soluzione”. Attingere ai fondi 2014-2020 equivarrebbe a vedere l’inizio dei lavori nel 2016. L’unico modo per avere subito le risorse “d’emergenza” sarebbe, paradossalmente, il crollo del viadotto, fatto che nessuno si augura. Il problema quindi resta tutto e tutto nella sua difficoltà burocratica da risolvere.

Il nuovo svincolo di Giostra e la messa in sicurezza del viadotto Ritiro hanno un destino ormai legato indissolubilmente ed i guai della prima struttura sono incatenati a quelli della seconda. Quindi, per la cosiddetta “bretella”di Giostra, è tutto pronto, ma c’è il nodo (e che nodo) delle risorse, mentre per la messa in sicurezza del viadotto Ritiro il problema è duplice: chiuderlo subito o attendere il by pass? Ed è davvero grave la situazione da rendere indispensabile la chiusura?

Su questo punto il presidente del Cas Faraci ha annunciato che darà disposizioni già da oggi per una verifica tecnica sul rischio crollo del viadotto.

Se lo studio dovesse verificare che quotidianamente sfidiamo la sorte e le leggi della fisica il viadotto verrà chiuso e l’intera Sicilia orientale moderna si fermerà a Rometta-Villafranca, costringendo il popolo dell’autostrada Messina-Palermo, tir compresi, a usare la strada statale fino al Boccetta. Il tutto per almeno due anni, a meno che non venga realizzata in tempo la “bretella di salvataggio” progettata dal Comune che potrebbe fungere da “svincolo” in attesa che il Cas possa poi provvedere al famoso giunto di collegamento tra autostrada e rampa d’accesso per chi viene da Palermo. Del resto, come chiarito dal Cas il bando per la messa in sicurezza è pronto e si può procedere celermente.

La situazione continua quindi ad essere drammatica, ma l’unico spiraglio è che sono tutti intorno ad un tavolo per trovare non una soluzione, perché quella c’è, ma il modo per accelerare i tempi e diminuire i disagi.

“E’ assurdo che nel 2014 non riusciamo a stabilire la vita media di una struttura e rischiamo di dover chiudere la Messina-Palermo costringendo tutti a dovere usare ponti e strade del dopoguerra- ha tuonato Picciolo- I documenti o sono bianchi o sono neri. Noi vogliamo certezze, perché non è così che si può andare avanti. La politica ha un ruolo solo se dà risposte, ma qui ci troviamo di fronte a soggetti che non si parlavano o non si parlavano nel modo giusto”.

Morale della favola, dal punto di vista tecnico e dei disagi siamo allo stesso punto di due anni fa. In più ci sono solo due novità: da un lato lo spiraglio del by pass del Comune, che però non ha i soldi, e dall’altro la nube scura del rischio crollo del viadotto. Nel bel mezzo restano le file che continueranno.

Insomma, parafrasando il film con Paolo Villaggio “Noi speriamo che ce la caviamo”

Rosaria Brancato

Fonte: Normanno.com 

Speciale Elezioni Rometta 2014: intervista al candidato sindaco Alessandro Previti

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Alessandro Previti, libero professionista nel settore dell’automazione industriale robotica, è candidato sindaco per “L’alternativa per Rometta” (vedi:Speciale Elezioni Rometta 2014, ecco la lista “L’Alternativa per Rometta” con Alessandro Previti sindaco), una delle quattro liste che si contendono la guida del comune di Rometta (Me), chiamato al voto il 25 maggio. Ecco come ha risposto alle nostre domande.

Chi è Alessandro Previti? Si descriva.

Ho 61 anni, mi occupo di nuove tecnologie, ma la mia specializzazione è in automazione industriale robotica. Sono nato a Messina ma sono cresciuto tra Milano, Roma, Frosinone. Ho lavorato su una società italo-svedese, poi per altri vent’anni su una società italo-tedesca. Questo mi ha portato a girare un pò tutta l’Italia, attraverso gli stabilimenti Fiat, Lancia, Alfa Romeo. Mi sono trasferito a Rometta quasi per caso, perché l’azienda voleva che mi trasferissi a Palermo, io ero di Messina e ho preferito il trasferimento verso la mia città nativa. Poi da lì è stata una scommessa continua, mi sono staccato dall’azienda, con cui oggi ho solo un rapporto di consulenza, adesso ho un’azienda che si occupa di fornire servizi telematici attraverso web su tutto il territorio nazionale.

Quali sono state le sue esperienze politiche?

Ho avuto una sola esperienza politica qui a Rometta, quindici anni fa. Sono stato candidato, attraverso la sinistra, con Nicola Merlino candidato a sindaco, con il simbolo Vivi Rometta, ed ero presidente in pectore dichiarato e in quella tornata abbiamo perso. Poi nel territorio non ho avuto nessun altra esperienza politica. Più che altro da 11 anni sono presidente di un’associazione di volontariato di protezione civile e sociale, sono stato presente un pò in tutte le calamità, dall’Abruzzo a Giampilieri. L’associazione è presente in particolare anche a Roccavaldina, poi nella zona del trapanese, del palermitano. Sono stato presidente dei commercianti di Rometta, per due anni, poi ho staccato l’interruttore con tutte le attività mantenendo solo quella del volontariato.

Perché la rottura con Vivi Rometta?

E’ un pò pesante dire questo, ma mi sento un figlio di Vivi Rometta, quel simbolo è nato con me, con noi, in quel periodo lì, poi è stato trasformato in un’associazione e adesso riproposto. La rottura con Merlino è nata perchè loro hanno fatto un congresso in cui si è stabilito che il candidato a sindaco doveva essere esclusivamente dell’associazione Vivi Rometta. Ed io non partecipavo più alle attività associative, perché ritengo che le cose bisogna farle poche ma buone e la mia associazione mi occupa del tempo e in una certa fascia sociale, diversa da quella di Vivi Rometta. Il discorso è stato sia questo sia che ritengo, visto l’andazzo generale, vista anche la conoscenza che ho del candidato sindaco Merlino, che è ora di finirla con la vecchia politica, non ho accettato più i vari cappelli da personaggi quali onorevoli o personaggi blasonati, o baronati del voto. Secondo me loro si sono proprio scollati dalla cittadinanza, loro vivono in un altro pianeta, non hanno per niente contatto con i cittadini, non hanno nemmeno la realtà del paese. Loro si confrontano con i cittadini ogni cinque anni: non è costume mio, io con i cittadini voglio starci tutti i giorni, ci vivo tutti i giorni, anche nei momenti più difficili. Questi signori si aggregano, fanno accozzaglie, minestroni di notte, di giorno, solo per un obiettivo: quello di vincere o comunque di battere tizio o caio. Mai si fanno aggregazioni per portare avanti un progetto. Noi abbiamo pubblicato il nostro programma su facebook da quattro mesi. I nostri tre punti base, che non sono parte integrante del nostro programma, sono parte integrativa. In generale tutta la mia attività amministrativa sarà basata sul rendicontare, non ci saranno costi nascosti.

E cosa vi proponete con il vostro programma?

Il nostro programma è composto da cinque punti semplici, utili per la cittadinanza, fattibili uno all’anno. Quando parlo di energia alternativa voglio dire che noi paghiamo circa 150 mila euro bimestre di luce, basterebbe convertire i consumi di oggi con lampade a led ad esempio. Bisognerebbe ricontrattualizzare anno per anno l’energia attraverso i vari fornitori, perché non c’è solo l’Enel. Questo significherebbe ottimizzare per dirottare i quattrini verso altre necessità.

Di cosa hanno bisogno i romettesi in questo momento?

In questo momento i romettesi hanno bisogno di tutto. La prima cosa è che hanno bisogno di crescere individualmente, di diventare cittadini, perché vivono in una forma mentale di sudditanza e io vorrei riuscire a farli staccare da questo. Nessuno della mia squadra andrà a dire “ti farò il piacere”. Il piacere non esiste, esiste il diritto. Questa schiavitù mentale che oggi viene portata ancora avanti è uno dei punti che ho intenzione di cambiare. E poi servono strutture sociali per gli anziani, per i bambini, non c’è niente di aggregativo a Rometta, non c’è sviluppo commerciale, artigianale. Negli ultimi cinque anni è stato proprio il nulla.

Nel vostro programma si legge dell’“utilizzo di strutture attualmente abbandonate”. Voi le avete già individuate?

Gli spazi abbandonati sono facilmente individuabili, perchè a Rometta Marea non abbiamo niente di abbandonato di appartenenza dell’amministrazione, sono tutti allocati a Rometta Centro. Si parla dell’Opera Scandurra, il collegio, il carcere. Noi siamo 13 e tutti di Rometta Marea. C’è un motivo. Anche l’ultimo vicesindaco non ha fatto altro che dividere queste due realtà, la blindatura che si è fatta a Rometta Centro è stata proprio per la volontà di non creare aggregazione. Un amministratore dovrebbe invece cercare non solo di fare coesistere ma proprio di fondere le due realtà. Abbiamo il mare, ma altrettanto bello è il bosco, così come tutte le parti antiche, storiche di Rometta.

Per quanto riguarda le opere “eterne incompiute”, secondo lei, cosa si poteva fare e non è stato fatto?

Nella prima realtà, quella del ponte Rometta-Saponara, sono stati anteposti gli interessi privati a quelli della collettività. Il ponte è rimasto sospeso per gli interessi di un gruppo relativi al centro commerciale che ormai è obsoleto rispetto alle realtà nate nel frattempo. Questo stallo è frutto di una volontà politica amministrativa. Io ritengo che gli amministratori che fino a oggi hanno gestito Rometta, hanno scelto di non lavorare, mentre l’amministratore dovrebbe rendersi opertaivo a 360°. E’ bello prendere l’indennità al 100%, e starsene a casa, o nelle slot machine, o a suonare, o nei divertimenti. Il mio modo è quello di non apparire, ma quello di fare. E questa completa latitanza ha permesso quello che abbiamo adesso: il nulla. Per quanto riguarda l’altro progetto: si fa un appalto, si fanno modifiche alla progettualità, poi si accorgono all’ultimo che hanno sbagliato qualcosa, che il fiume si è alzato un attimino, perchè questa è la scusante che dicono, quindi bisogna rimodulare tutto. Ma sembra che tecnici noi non ne abbiamo all’interno del nostro comune, o non sappiamo dove sono, dov’è il capoarea? Basta vedere la delegazione di Rometta, finita sulla carta, si dice, ma non ancora fruibile. Perché?

E sulla strada provinciale 54?

E’ una strada di competenza della provincia, ma lo stato di abbandono è anche una realtà dell’amministrazione. Bisognava fare un pressing presso gli organi competenti. Perché per esempio la strada provinciale di Monforte, ogni qualvolta c’è una calamità torna sempre in ordine e invece questo non accade a Rometta? E’ un fattore di peso, di forza, di lavoro, e non solo di organizzazione. Perché intanto il sindaco in prima persona, con i mezzi comunali, dovrebbe operare un primo sgombro, poi fa pressione agli organi competenti per rimettere in sicurezza la strada.

Quali sono gli interventi urgenti che lei metterebbe in atto qualora venisse eletto?

Il nostro primo punto programmatico, che è quello dell’energia alternativa, si lega molto alla sicurezza dei torrenti. E’ previsto infatti il controllo con le telecamere, perché l’esperienza ci insegna che si alza il livello in un modo tale che si rende necessario andare costantemente a visionare i fiumi. Più volte la nostra associazione di volontariato si è offerta per fare un controllo del territorio in una forma completamente gratuita, e poi verbalizzare il tutto e consegnarlo, e si è messa a disposizione per supportare un’eventuale opera di sicurezza. E’ stato detto tre volte, in tre riunioni specifiche, tutte disattese, tutte nulle. 

In programma viene menzionata anche la creazione di piste ciclabili. Dove potrebbero essere realizzate?

Se vogliamo fare qualcosa di immediato, lo studio che si deve portare avanti si concentra sul Corso della Libertà, detto anche Variante, che è stata strutturata dal punto di vista della spartizione delle carreggiate sbilanciata da un lato. Questo è stato fatto perché c’erano i cassonetti della nettezza urbana. Intanto, l’idea è innanzitutto quella di puntare sulla differenziata. Questo significherebbe lo sgombro dei cassonetti, e la realizzazione di aree specifiche per il deposito di oggetti ingombranti, con un controllo. Questo spazio libero permetterà di fare lì la pista ciclabile, perché non abbiamo nessun altra strada in cui si possa fare ciò.

Nel programma si legge anche l’idea di nominare dei rappresentanti di frazione.

Noi non abbiamo nessun rappresentante a Rometta Centro, proprio per quella pressione effettuata sugli abitanti. Però riteniamo, proprio per mentalità nostra, che quella ricchezza non deve essere abbandonata. A Messina c’è il rappresentante di quartiere, il mio obiettivo qui è quello di creare una figura che venga eletta dalla frazione. Queste persone avranno una veste ufficiale e si faranno portavoce delle istanze e delle difficoltà di quella frazione. E questa è una delle novità che noi stiamo portando avanti.

In che senso vi ponete come “l’alternativa” all’amministrazione uscente e a quello che si propone adesso?

L’idea dell’Alternativa è nata nella mia testa circa due anni fa. L’alternativa a questa amministrazione, allo stato sociale di Rometta,vogliamo essere l’alternativa a tutto quello che oggi è presente sul territorio. In tutte le tornate elettorali è stato detto che si sarebbe messo mano all’apparato amministrativo, ma non è mai stato fatto perché è un serbatoio da tenere caldo. Oggi i dipendenti sono talmente incazzati, proprio per il trattamento che hanno subìto, basta andare in comune e non si lavora più con un certo spirito, non si lavora per niente. Bisognerebbe dare trasparenza alla macchina amministrativa, semplificare l’attività burocratica, abbattere certi costi inutili. Noi vogliamo essere l’alternativa per un cambiamento radicale. Infatti tra di noi, nessuno ha mai ricoperto delle cariche. Ci possono accusare di inesperienza, forse, amministrativa senz’altro.

La vostra vicinanza al M5S?

Ad oggi non abbiamo nessun cappello, nessun politico di riferimento, nessun padrino. Non verrà da noi nessun onorevole. Abbiamo lo spirito del Movimento Cinque Stelle inteso come cambiamento totale dell’apparato amministrativo. Il nostro emblema, con il mare, con le torri, vuole dare un senso di aggregazione territoriale, che altri non hanno. E spero che i cittadini ci diano il consenso per portare avanti, nei prossimi cinque anni, un cambiamento radicale nella gestione amministrativa di questo paese. So che sarà dura, ma noi ce la metteremo tutta.

Antonella Trifirò

Fonte:Stretto Web

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Cremazione: la giunta comunale approva il regolamento

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La Giunta municipale, presieduta dall'assessore Tonino Perna, riunitasi ieri a palazzo Zanca, dopo avere esitato diciassette provvedimenti di natura legale, ha approvato la proposta di regolamento comunale per la cremazione dei defunti, la conservazione e la dispersione delle ceneri ed il relativo tariffario per l'anno 2014. La volontà di cremazione deve essere espressa secondo la disposizione testamentaria dell'interessato oppure attraverso l'iscrizione dell'interessato ad associazione riconosciuta che abbia tra i propri fini statuari quello della cremazione delle salme dei propri associati o la volontà espressa dal coniuge o dal parente più prossimo. I servizi connessi alla cremazione sono da intendersi onerosi a domanda individuale e dunque soggetti al pagamento delle tariffe stabilite dall'Amministrazione cimiteriale, nella cui determinazione si dovrà tenere conto anche delle condizioni di gratuità connesse a stato di indigenza o l'appartenenza del defunto a famiglia bisognosa. Le tariffe possono essere soggette a rivalutazione annuale approvata con determinazione dirigenziale. Le celle cinerarie possono contenere fino alla possibile capienza di urne cinerarie, purché appartenenti alla stessa famiglia d'origine. Le stesse sono dislocate al Gran Camposanto, nei cimiteri rurali e presso l'Ara crematoria. L'esecutivo ha poi promosso, unitamente all'Associazione sportiva “Messina Racing Team”, l'organizzazione dell'evento sportivo denominato “1° Messina Rally Day”, che si svolgerà a Messina sabato 26 e domenica 27, con le relative spese a totale carico della medesima Associazione. Esitato successivamente il cambio di intitolazione di strade nel villaggio Giampilieri, per cui l'attuale piazza Pozzo, che va dalla via Michelangelo Rizzo sino a via Vallone, assumerà la denominazione “piazza Vittime dell'Alluvione”, e le vie Vallone e Puntale, che si sviluppano da piazza Pozzo verso nord, sino al limite della strada, per una lunghezza complessiva di circa 125 metri, avranno l'intitolazione toponomastica “via Primo Ottobre”. Deliberata infine la chiusura del plesso scolastico P. Ilardo, dipendente dall'istituto comprensivo "Paradiso". Con lo stesso provvedimento è stato disposto che l'immobile venga acquisito dal dipartimento demanio e patrimonio per una diversa utilizzazione o destinazione d'uso, considerando che il dirigente scolastico ha chiesto la dismissione definitiva della scuola, evidenziando l'assoluta mancanza di richieste di iscrizioni.

Fonte:Normanno.com

Nuova mini isola ecologica a Castanea, boom di candidature per diventare esperti a Messinambiente

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pianeta rifiuti

Nuova mini isola ecologica a Castanea, boom di candidature per diventare esperti a Messinambiente

 
 Si conferma il trend positivo del mese di febbraio in cui è nettamente scesa la quantità di rifiuti che Messina porta in discarica. Aumenta contestualmente la differenziata e l'amministrazione inaugura un Ecopunto di raccolta a Castanea. A Messinambiente intanto il bando per reclutare esperti ha portato 180 candidature.

Aumentano sempre più i messinesi che scelgono di differenziare i rifiuti e aumentano anche le possibilità per poter differenziare senza troppe difficoltà. E’ operativa da ieri la nuova micro-isola ecologica sorta a Castanea, una sorella minore dei cinque centri di raccolta disseminati in città ma ugualmente necessaria per incrementare il numero dei cittadini che così possono differenziare i propri rifiuti, piuttosto che gettare tutto nello stesso sacchetto. Chi userà il punto di Castanea avrà naturalmente diritto anche agli sconti sulla Tares.

Si tratta di un Ecopunto nato dal lavoro sinergico di Comune, Ato3 e Messinambiente che hanno messo a disposizione risorse e personale. La mini isola, infatti, ogni mattina è presidiata da dipendenti dell’Ato ed è costituita da una minicam dell'ATO3 e da tre cassonetti di Messinambiente. L'iniziativa, concordata dall'assessore all'ambiente, Daniele Ialacqua, con la VI Circoscrizione, ATO3, Messinambiente e l'Istituto scolastico “Villa Lina”, punta dunque ad incrementare la raccolta differenziata, agevolando i cittadini che sono lontani dalle isole ecologiche esistenti sul territorio. Sempre in collaborazione con le circoscrizioni, nei prossimi giorni saranno dislocati altri ecopunti a San Licandro (V quartiere) ed in via La Farina (IV quartiere). Gli ecopunti saranno anche utilizzati come strumenti per fornire informazioni ed organizzare iniziative sul territorio in tema di raccolta differenziata.

L’amministrazione continua dunque a puntare in modo massiccio sul potenziamento della differenziata. Il percorso iniziato in questi mesi, anche sotto la spinta della mazzata Tares che ha convinto tantissima gente a iniziare ad usare le isole ecologiche, sembra essere quello giusto. A febbraio si era registrato un trend positivo per quanto riguarda il numero di tonnellate che ogni giorno Messina deve portare in discarica, Messinambiente aveva contato almeno mille tonnellate in meno rispetto al passato e contestualmente sono raddoppiate le quantità di vetro, carta, plastica che vengono differenziate. L’obiettivo è continuare su questa scia e far crescere sempre più  la percentuale di differenziata che oggi si aggira intorno al 13%. Fondamentale sarà il progetto di porta a porta da finanziare con contributi regionali e per il quale sia il Comune che Messinambiente attendono notizie.

Si sono invece chiusi lo scorso 3 aprile i termini per partecipare al bando indetto da Messinambiente per reclutare nuovi esperti. Sono stati presentati 180 curricula, un vero e proprio boom di candidature, considerato anche che  nel bando non veniva esplicitato se ed eventualmente quali collaborazioni saranno retribuite.  Il liquidatore Alessio Ciacci in questi giorni valuterà le domande, tra le priorità c’è sicuramente la nomina di un esperto in materia di autorizzazioni e impiantistica. Tra i 180 anche Raphael Rossi, collaboratore di Ciacci e già al suo fianco fin dai primi giorni di  lavoro a Messinambiente. Chi ha presentato domanda dovrà però avere un po’ di pazienza perché adesso saranno vagliati i vari curricula. E chi non dovesse avere risposte nell’immediato può sempre sperare di essere chiamato in futuro perché Messinambiente, se le cose resteranno così, potrebbe aver bisogno di varie competenze e professionalità specifiche anche in futuro.

F.St.

Fonte: Tempostretto

 

La genesi dell'inchiesta e i nomi di tutti gli indagati

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Formazione professionale

La genesi dell'inchiesta e i nomi di tutti gli indagati

 
 
Dalla proroga delle indagini alla richiesta di arresto sospesa in attesa dell'autorizzazione della Camera. La bomba "lenta" dell'inchiesta su Francantonio Genovese, esplosa guarda caso dopo l'insediamento di un suo alleato, quel Renzi oggi pronto a non concedergli l'immunità.

In primavera dello scorso anno la richiesta di proroga delle indagini preliminari, a luglio gli arresti e, a metà novembre, le ulteriori richieste di arresto, quelle sfociate oggi. Nel frattempo è cambiato il Governo nazionale e pur essendo stato un suo Grande Elettore, il nuovo del consiglio Renzi si é detto pronto a dire sì alla richiesta di arresto, quando toccherá ai parlamentari autorizzare l'esecuzione dei provvedimenti della magistratura.

L'inchiesta Corsi d'oro è arrivata  ad una svolta che non ha sorpreso del tutto. Giá alle prime udienze del processo in corso era emerso che la Procura stava ancora indagando e stava interrogando diverse persone coinvolte. Così come era evidente, alla luce della consulenza contabile depositata agli atti e sulla quale si è acceso lo scontro tra accusa e difesa, che la proroga delle indagini difficilmente avrebbe condotto ad una archiviazione.

La gran parte degli indagati coinvolti era emerso già alle prime battute, nella richiesta di proroga delle indagini notificata ad 11 persone. Il resto dei nomi viene fuori dallo screening delle società della galassia di imprese targate Genovese, in gran parte ricostruite nella ormai nota consulenza Barreca. La novità è costituita, in questa trance, dall'emergere netto del ruolo di Salvatore La Macchia quale garante di Genovese all'assessorato alla Formazione allora retto dal professore Mario Centorrino. La corposa acquisizione di documenti effettuata dalla Polizia Giudiziaria, che ha analizzato bandi, circolari, avvisi e gli altri documenti relativi alla formazione professionale, è stata "arricchita" e confermata dal lavoro degli investigatori della Squadra Mobile, che hanno pedinato e intercettato La Macchia per mesi. Proprio grazie alle intercettazioni, ad esempio, viene ricostruita la vicenda che confermerebbe l'ingerenza dell'esponente Pd nelle scelte in materia di formazione. Cioè la vicenda relativa a Papania e al disegno di legge sull'accorpamento degli istituti scolastici, in parte rivisto per "salvare" la scuola Petrarca presieduta da Rosaria Schiró, cognata di Genovese. Correzione adottata malgrado la recalcitranza iniziale di Centorrino.

 Proprio l'apporto della Squadra Mobile, coordinata dal vice questore Giuseppe Anzalone, ha consentito alla Procura guidata dal sostituto procuratore Sebastiano Ardita di puntellare l'accusa di associazione a delinquere, documentando la comunanza di interessi e azioni dei vari personaggi coinvolti.

Ancora indagato, insieme a Genovese, il cognato Franco Rinaldi, Deputato all'Ars, insieme alla moglie Elena e la cognata Giovanna; poi i coniugi Natale Lo Presti, già sotto processo, e Giuseppina Pozzi della Napi Service; i fratelli Natale e Melino Capone, anche loro già a processo; l'ex tesoriera Concetta Cannavó e Liliana Imbesi; il costruttore Orazio De Gregorio, Francesco Buda e Roberto La Fauci, Salvatore Natoli, Antonio Di Lorenzo e Paola Piraino, Francesco Cambria. Processo già in corso anche per i coniugi Elio Sauta e Graziella Feliciotto.

 Alessandra Serio

Fonte: Tempostretto

l sogno diventa pian piano realtà, tra sei mesi gusteremo la nuova birra tutta messinese

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birrificio messina

Il sogno diventa pian piano realtà, tra sei mesi gusteremo la nuova birra tutta messinese

 
 
Una vertenza lunghissima, tanti momenti bui, oggi finalmente la luce per un gruppo di ex Triscele che vogliono accantonare questa etichetta perchè adesso sono solo i fondatori del Birrificio Messina. La Regione ha consegnato i capannoni, adesso si passerà agli interventi di manutenzione e poi alla produzione della nuova birra.
 Li abbiamo visti per oltre un anno davanti i cancelli di uno stabilimento che per tutti loro era stata una seconda casa. Li abbiamo visti sotto il gazebo a raccogliere firme incuranti della pioggia, del caldo, delle giornate di festa. Hanno lottato per il loro lavoro e non si sono tirati indietro quando c’era da unirsi alla lotta di altri lavoratori messinesi. Una battaglia l’avevano persa, perché alla fine quel posto difeso con le unghie e con i denti non sono riusciti a mantenerlo. Adesso però festeggiano una vittoria molto più grande che ha il sapore del riscatto. Sono gli ex lavoratori prima della Birra Messina, poi della Triscele. Si vogliono lasciare alle spalle queste etichette perchè hanno una nuova identità, sono i fondatori del Birrificio Messinae le uniche etichette a cui vogliono pensare adesso sono quelle che vedremo sulle nuove bottiglie di birra che i messinesi potranno presto portare sulla tavola.

Sono 16, hanno coraggiosamente scelto di investire il loro Tfr in questa nuova avventura, 1 milione di euro è stato speso per i macchinari e un’altra cospicua parte servirà per i capannoni, credono nella loro professionalità ed esperienza e vogliono restituire a Messina una birra che sia messinese davvero. In questi mesi hanno avuto tante promesse ma hanno cercato di rimboccarsi le maniche, hanno battuto i pugni anche a Palermo per ottenere un aiuto, alla fine la perseveranza ha vinto e la buona notizia è arrivata: la Regione ha assegnato al gruppo Birrificio Messina due capannoni della zona ex Asi di Larderia. Lì nascerà la nuova birra made in Messina.

Mimmo Sorrenti, da sempre portavoce del gruppo, oggi è felice e quasi incredulo ripensando alle lotte di questi anni. “Ho capito che dovevamo fare qualcosa nell’agosto del 2012, quando nonostante l’impegno dell’allora Prefetto Francesco Alecci l’azienda ha chiuso tutte le possibilità di un qualsiasi rilancio. Poi non abbiamo perso la speranza, fino all’ultimo abbiamo provato comunque a salvare quello stabilimento in via Bonino perché non era solo il nostro posto di lavoro ma era un pezzo di storia della città che stava morendo. Non ci siamo riusciti ma quello che stiamo vedendo nascere adesso sotto i nostri occhi è bellissimo e siamo certi ci porterà tante soddisfazioni”.

E’ felice e fiducioso Mimmo Sorrenti, sembrano passati secoli da quando lo abbiamo visto arrampicato su uno dei muri esterni dello stabilimento con una bottiglietta di benzina in mano, erano settimane di angoscia e disperazione, insieme ai suoi colleghi e compagni di viaggio su quello stesso muretto è rimasto  per giorni seduto a penzoloni e incatenato, migliaia sono state le firme raccolte per sostenere la loro causa, tante purtroppo sono state anche le passerelle politiche andate in scena davanti al loro gazebo, tante promesse che alla fine non hanno portato niente.
Adesso è iniziato un nuovo capitolo. Oggi un delegato regionale Irsap ha consegnato le chiavi dei capannoni, i lavoratori del Birrificio Messina sono entrati in quello che sarà il nuovo stabilimento, prima però si dovranno effettuare alcuni lavori di sistemazione. Per iniziare gli interventi bisognerà sottoscrivere il contratto, prima ancora però l’Agenzia del Territorio dovrà fare la stima degli immobili. “Spero che la burocrazia non ci faccia perdere altro tempo proprio adesso che si inizia a vedere la luce” dice Mimmo Sorrenti che insieme ai suoi colleghi oggi imprenditori non vede l’ora di cominciare.

Gli interventi da effettuare riguardano la riconversione dei capannoni per destinarli alla produzione di birra. Si dovranno sistemare i tetti, rifare la pavimentazione e tutti gli impianti. Un capannone sarà destinato al vero e proprio stabilimento di produzione, l’altro sarà invece allestito per lo stoccaggio, l’azienda è pronta a partire, alla base è stato fatto un piano industriale che prevede la produzione di ventimila ettolitri di birra per il primo anno e di venticinquemila nei prossimi 4 anni. “A settembre debutterà la nostra birra, anzi i prodotti saranno due perché due sono le etichette che abbiamo deciso di creare” racconta Sorrenti che è stato l’ideatore del marchio e che adesso insieme al gruppo attende l’ok dalla Camera  di Commercio sulla registrazione del brevetto depositato nei giorni scorsi.

Il nome della nuova birra al momento resta top secret perché dovrà essere una sorpresa. “Per presentarla faremo una grande festa dedicata a tutti i messinesi che ci stanno stando accanto. Non ce lo aspettavamo ma stiamo ricevendo tanto calore dalla gente che ci incoraggia a continuare. Ci fermano per la strada, ci scrivono sui social network, e ci ringraziano per il coraggio che abbiamo avuto e perché stiamo restituendo a Messina una birra che non sia messinese solo di nome. In passato ci siamo sentiti soli in tante occasioni, adesso non è più così e questo ci dà forza”.

Insomma, la nuova sfida è appena iniziata eppure la storia di questo gruppo di lavoratori oggi imprenditori ha già un suo lieto fine. Sono stati il simbolo di quella Messina che non si vuole arrendere, oggi sono il simbolo di chi ce la fa nonostante tutto. Adesso toccherà proprio ai messinesi dimostrare che stanno da loro parte.

Francesca Stornante

Fonte: Tempostretto

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L’ ALTERNATIVA PER ROMETTA

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L’ ALTERNATIVA PER ROMETTA
Cambiamento
(opportuno o necessario)
RECUPERO

Perdonatemi gli aforismi, ma, spesso rendono meglio il concetto espresso. “Nessun navigante raggiungerà il porto se il vento non gli gonfierà la vela “ (Seneca)
Ad oggi, tutta la classe politica del passato, o quantomeno degli ultimi quindici anni, a dimostrato di non avere nessun interesse per la città di Rometta, questi politici non avevano gli stimoli (il vento) cioè le istanze del cittadino che lo aveva votato, pertanto, il mancato raggiungimento degli obbiettivi (il porto) a causato, nel popolo Romettese una sorta di stanchezza mentale che lo porta a pensare che non si può fare niente e pertanto si accontentano del meno peggio, non comprendendo che questa è la tattica adottata da questi personaggi perché cosi facendo, loro, non hanno fastidi, tutto può passare sotto banco, il cittadino non è informato di quanto accade in consiglio comunale e fuori, se le persone non sanno non contesta e tutto passa sottosilenzio (la trasparenza) che strana parola, cosa sarà mai???

Cari elettori, vi rendete conto in quale stato di pigrizia, questi politici, vi hanno ridotto, facendovi perdere tutti i vantaggi che una politica attiva può sviluppare, e non pensate che occorrano molti soldi, come tendono a farvi credere, per realizzare alcune cose utili alla popolazione, qualche volta, si possono fare a costo zero e magari con qualche vantaggio per i cittadini.

Questi politici, ancora oggi, si presentano a noi tutti come paladini del rinnovamento, certo che la sfrontatezza non gli fa difetto, ma, e soltanto pari alla loro inefficienza; questa loro virtù la dimostrano dando tutti i servizi alle ditte private perché questo gli consente di non occuparsene per non lavorare addossando, peraltro, tutte le inefficienze alle Ditte appaltatrici.

Entriamo nel merito; IL RECUPERO. Cosa intendo per recupero, il senso è nella parola stessa.

Un territorio, il nostro, che la natura a dotato di grande bellezza, sia montano che marino, è stato colpevolmente abbandonato nelle mani di pochi speculatori, i quali, si sono serviti delle aree più accessibili e a minor costo per realizzare le loro speculazioni a discapito della comunità romettese, la quale ha ereditato solo e soltanto, dei problemi ancora oggi gravissimi.

1) Una delle causa principale del degrado del territorio sono i torrenti che, se non manutenzionati causano l’erosione del territorio con conseguente rilascio dei detriti verso la valle (zona marina).

Verso la fine dell’ottocento, in America, iniziò la corsa all’oro; tanti cittadini lasciarono le città è corsero verso i monti in cerca dell’oro.

A Rometta, in questo trentennio è avvenuto, con il miraggio del guadagno facile, un fatto inverso; buona parte degli agricoltori lasciarono le campagne e gli orti per venire a lavorare alla marina, con il miraggio di costruire una cittadina turistica.

Trascuriamo, per adesso, l’effetto disastroso che ne è derivato e occupiamoci della campagna; le conseguenze sono ovvie, sotto l’effetto dell’abbandono le colture non realizzate, per l’assenza di coltivazione, non trattengono più il terreno che, sotto una pioggia persistente crea, come è già avvenuto nel 2011, intasamento dei torrenti, detriti a valle, allagamenti in città.

Cari elettori, tutto ciò, oltre ad essere triste, ha causato dei danni notevoli alla economia agricola della città di Rometta se si pensa che solo pochi anni fa, il territorio era ricco di alberi di agrumi, di ulivi, castagni e noccioleti, di vigneti, di colture come il frumento, di orti bellissimi con la coltivazione di cucurbitacee come il famoso cantalupo; è oltremodo triste pensare che un tempo quella agricoltura permetteva una economia diretta e indiretta ( carbone , legna da ardere, artigianato del mobile, e altro) oggi tutto questo visto in chiave moderna può rendere ancora e meglio attivando gli agriturismo ed altro.

E’ ancora più triste pensare che, l’indolenza e l’incuria di quei politici a fatto perdere, a quegli agricoltori in regola con le disposizione di legge, un finanziamento a fondo Europeo di 350,00 euro a pianta arborea a patto che i proprietari mantenessero le piante produttive e il terreno in ordine cioè pulito.

Pertanto mi sembra chiaro che chi governerà questo comune dovrà impegnarsi a ripristinare e riattivare il territorio perché, da questo si ricava benessere per la popolazione ed una economia sana.

La valorizzazione del recupero dell’esistente, facendo tesoro delle esperienze del passato, è questa la strada maestra per giungere ad una economia moderna e vincente.

Una Alternativa per Rometta
la redazione

continua

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